FARE OLIO NON BASTA

Domanda: qual’ è il primo pensiero di un olivicoltore? 

Risposta: produrre tanto olio!

Ho voluto iniziare così questo articolo perchè sono sicuro che tutti noi avremmo risposto allo stesso modo.

Mi sembra giusto  quindi fare un’analisi post produzione dato che il problema è anche come riuscire a vendere.

Nel mènage aziendale a conti fatti pesano tantissime spese di gestione (potature, concimazioni, raccolta, macinazione, sfalciature, etc etc ) che tutti i produttori conoscono benissimo e che invece i consumatori finali manco percepiscono o provano a intendere.

Spesso chi compra una bottiglia di olio guarda solo il prezzo che paga senza neppure chiedersi che lavoro c’è dietro e soprattutto che olio troverà .

L’Italia vanta una grande tradizione in campo culinario ma a causa delle influenze di altre culture, della  Grande Distribuzione e di molti altri fattori  si è persa negli ultimi 15/20 anni una vera cultura di ciò che finisce sui nostri piatti.

L’olio insieme a tanti altri prodotti agricoli è stato ” vittima ” di un sistema sbagliato che parte dalle istituzioni che non lo tutelano e che arriva alla famiglia che compra qualsiasi cosa per condire i piatti senza badare a niente altro che non sia il prezzo. Nel mezzo ci sono moltissimi altri fattori che evito di inserire per non dilungarmi troppo.

Le cause sopra elencate  innescano  una serie di costi che se sottovalutati portano a schiacciare inesorabilmente l’olivicoltore ( sia esso grande o piccolo ), facendogli chiudere la ditta agricola e abbandonare le campagne.

Il biologico a una prima disamina è più difficile rispetto al tradizionale, i prodotti costano di più e sono oggetto di speculazioni maggiori da parte delle aziende che producono concimi e fertilizzanti naturali e a basso impatto ambientale.

Per fortuna ci sono pure dei punti di forza; i nostri oliveti non necessitano di arature grazie all’inerbimento. Possiamo risparmiare quindi su questa voce e non abbiamo bisogno di pompare annualmente di concimi chimici dato che sotto i nostri alberi  si sviluppa sempre di più una biodiversità che aiuta a produrre.

Anche un bio trituratore negli anni successivi al suo acquisto si ripagherà con il suo lavoro facendoci risparmiare concime e regalandoci il carburante giusto per i nostri amati ulivi.

Quindi se il risparmio da una parte aiuta  dall’altra parte ci deve essere insieme una giusta, equa e anche profittevole resa nelle vendite che facciamo. Avete mai visto un consulente o un avvocato di successo chiedere delle parcelle basse? Se lo facesse svilirebbe la sua immagine e ancor di più le sue prestazioni! Per il nostro olio e la nostra attività è uguale.

Vi descrivo un paio di situazioni raccontatemi da utenti del gruppo.

In Salento molte aziende cercano di produrre al massimo per poi nel periodo di novembre prendere da terra le olive con le pettinatrici meccaniche e poi vendere l’olio a prezzi davvero bassi. Ovviamente il  prodotto finale è di bassa qualità  avrà pochissimo potere di vendita.

In Puglia nella provincia di Bari molte azienda familiari  che hanno diversi ettari di terreno  appena raccolgono  girano tra i frantoi della zona cercando chi gli paga meglio le olive e accontentandosi delle offerte che questi fanno.

Vi pare che le persone di questi due esempi che ho citato possano forse spuntare buoni prezzi e soprattutto decidere loro a chi vendere? Io credo di no.

 

 

Vi metto sotto la definizione della parola marketing presa da Wikipedia.

Il marketing (termine inglese, spesso abbreviato in mktg), anche commercializzazione o mercatisticao mercatologia, è un ramo dell’economia che si occupa dello studio descrittivo del mercato e dell’analisi dell’interazione del mercato e degli utilizzatori con l’impresa.

Il termine prende origine dall’inglese market (mercato), cui viene aggiunta la desinenza del gerundio per indicare la partecipazione attiva, cioè l’azione sul mercato stesso da parte delle imprese. Non comune l’uso dei termini in italiano mercatistica o mercatologia.

Il marketing comprende quindi tutte le azioni aziendali riferibili al mercato destinate alla vendita di prodotti o servizi, considerando come finalità il maggiore profitto e come causalità la possibilità di avere prodotti capaci di realizzare tale operazione finanziaria.

Quanti di noi hanno fatto un’analisi dell’interazione del mercato e degli utilizzatori con la loro impresa e nello specifico con le loro potenzialità di vendita del prodotto?

Riflettete gente, riflettete!

L’articolo su questo argomento sarà sicuramente il primo di una lunga serie .

Buon olio a tutti! 🙂

8 opinioni riguardo a “FARE OLIO NON BASTA

  1. Fortunatamente i casi elencati nell’articolo non sono la totalità dei produttori della Puglia , quelli elencati saranno certamente gli stessi che pompano veleni di ogni tipo… Non sono certo degli esempi da seguire.

    1. Certo ma erano puramente due esempi. Non volevo generalizzare la produzione di una regione regina come la Puglia!Sono comunque realtà che fanno parte di tutto il comparto. Ad esempio pure in alcune zone della Calabria si ” scopano” ancora le olive da terra e in molte altre regioni si vendono le olive al frantoio. Io ad esempio nella mia regione (Liguria ) vedo vendere le olive.

  2. Solo la richiesta del consumatore consapevole potrebbe cambiare il mercato. È la legge della domanda e dell’offerta

    1. Dici giusto, sicuramente servirà anche da parte di chi produce un’impegno per fare capire al consumatore lo sforzo per produrre un buon olio!

      1. Bisogna fare informazione e non vendere semplicemente un prodotto sterile. Ciascun olivicoltore deve essere appassionato per ciò che fa e deve essere ben informato della storia e del valore non solo commerciale del prodotto che ha tra le mani. Poi, con una maggiore consapevolezza può produrre un olio di qualità. E’ anche importante puntare sulla tipicità, dato che la maggior parte dell’olio italiano è destinato al consumo locale. Quindi, nella commercializzazione del prodotto, l’olivicoltore non deve semplicemente dare un generico olio, ma come diceva Totò in “47 morto che parla”, “Questo è L’OLIO!”…. ovvero trasmettere un quid in più fatto di qualità in primis, ma anche tipicità e una nota di emotività magari.

    1. Verissimo Grazia. Deve partire soprattutto da noi consumatori secondo me. Ci vorrebbe un occhio di riguardo verso i prodotti Italiani fatti con le giuste cure!

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