il corso sui muretti a secco: riflessioni finali

Sei anche tu appassionato di muri a secco? Sono sicuro che questo articolo ti interesserà.

Chi come me lavora negli uliveti in Liguria ha un rapporto di odio/amore verso questi muri. Queste costruzioni antiche, a causa dello spopolamento delle campagne, dell’incuria e del tempo, crollano lasciando scivolare a valle la terra che tenevano.

Una volta che un muro spancia e fa cadere il peso che sostiene è problematico intervenire.

Per questo motivo era molto tempo che cercavo qualcuno che fosse capace di ricostruire i muri a secco. Mi è bastato vedere i ragazzi del ” Collettivo Mila Repa” all’opera per poco meno di due ore per capire che erano appassionati di pietre e sapevano il fatto loro. Siamo riusciti ad organizzare a gennaio 2019 il primo corso sui muretti a secco per imparare questa “arte” antica.

Questo articolo è un omaggio a loro, e a chi come loro crede ancora che in campagna si debba lavorare con le pietre che ci sono in loco senza cemento o altre malte leganti.

Ecco il resoconto tra foto e didascalie di due giorni e mezzo del corso sui muretti a secco (teoria in aula e pratica in campo).

Si parte con la rimozione del muro crollato. La terra va accumulata, quando possibile, nella fascia sopra l’area da ricostruire, pronta per essere sparsa sulla cima del muro a fine lavoro .
Le pietre vanno divise in cumuli a seconda della grandezza e della forma (il cosiddetto catalogo delle pietre).

Quelle molto grandi per il piede o la fondazione, le grandi divise dalle medie, infine le piccole e le scaglie che serviranno soprattutto per chiudere gli interstizi della massicciata che si nasconde dietro la faccia del muro .

scavo
il cantiere pronto dopo la rimozione della terra e delle pietre

Si scava per la fondazione, almeno 30 cm sotto il livello del piano, finché non si trova un terreno compatto e sodo pronto a sostenere la nostra opera. Il terreno che reggerà il muro deve essere in pendenza opposta all’acclivio di cui dovrà reggere la spinta (reggipoggio) .

fasi di fine scavo per poggiare le fondamenta


A questo punto è necessario sistemare due tutori (uno da un lato e uno dall’altro) che ci guideranno nella ricostruzione con la giusta inclinazione. Su questi due tutori o calandre (termine dialettale della zona) verranno fissate le lenze che serviranno per il posizionamento delle pietre di facciata. Il Collettivo Milarepa di solito pone la prima fila di pietre leggermente all’esterno rispetto alla linea del muro. E’ il cosiddetto “piede” che a volte resta completamente sottoterra e che quindi non sarà visibile una volta che il muro è ultimato. E’ fondamentale fino ad un metro di altezza stare intorno al 10% di pendenza; su 2 metri si sale al 15% e sui 3 metri si arriva a circa al 20% .

una delle due “calandre” sistemate per dare la giusta pendenza


Durante il corso, per garantire maggiore precisione, si è installata una doppia lenza. La doppia lenza serve come riferimento mentre si sale con la costruzione in altezza del muro per non andare storti e creare antiestetici effetti ad onda .


la doppia lenza viene usata in tutta la costruzione del muro come riferimento

Si inizia con le pietre delle fondamenta. Secondo la tecnica del collettivo Mila Repa, queste devono essere messe in senso longitudinale e devono essere più lunghe dello spessore del muro. Tutto ciò per creare un piede che fungerà da contrappeso contro la spinta della terra a cui si opporrà.

Le prime pietre delle fondamenta messe in pendenza e bloccate


 Nella parte immediatamente sopra il piede si pone la prima fila di pietre, tra le più grandi che si hanno a disposizione. E’ basilare che queste siano messe con la parte più lunga perpendicolare al muro .
Possibilmente si cerca di smussarle di eventuali spunzoni nella parte sopra (usando mazzetta e punta piatta) in modo tale da lavorare in piano nei “corsi” superiori.

punta e mazzetta per smussare la gobba di una pietra


Una delle severe regole che ci hanno spiegato a questo corso sui muretti a secco è che per ogni pietra che si mette bisogna guardare, anche con l’utilizzo della bolla, se l’inclinazione è corretta.

l’inclinazione è opposta al muro. La pietra va bene!


Ogni pietra della base, come quelle di fondazione (cioè quelle immediatamente soprastanti alla base), o quelle successive, va bloccata con altre pietre affinché non si muova.

La prova del nove è camminarci sopra e se nulla traballa vuol dire che abbiamo fatto tutto correttamente. Dopo ciò si riempono tutti gli spazi con sassi piccoli e scagliette.

La terra, che è il principale nemico dei muri a secco, non deve entrare dentro la massicciata che ha infatti lo scopo di trattenerla in modo che non si inserisca tra le pietre. L’acqua invece dovrà poter filtrare attraverso le pietre. Finita la fondazione si inzia il primo giro o “corso” di pietre.

Si cerca di portare tutto a quel livello per lavorare più agevolmente. Con colpi di mazza si creano gli incastri tra i sassi. E quando queste non collimano bene, con punta e mazzetta si limano le pance e gli spessori soprattutto nella parte alta. Questo per cercare sempre di lavorare quasi in piano.

La brava Serena dopo aver riempito tutti i buchi con piccole pietre prova a iniziare il primo “corso”


Un’altra importante regola di questo corso sui muretti a secco è mettere sempre le pietre longitudinalmente, per avere maggiore resistenza alla spinta della terra. Quando le pietre non permettono di coprire tutta la lunghezza tra la faccia a vista e la terra dietro si fanno prolunghe con una o due pietre sempre messe in senso longitudinale.

si notino le fondamenta piu avanti e il muro più arretrato

Alcune di queste, se sono presenti, è bene che siano piazzate a modo di chiave, andando a toccare la terra nel retro del muro. Ogni due o tre sassi messi si riempie in maniera quasi maniacale la parte retrostante. Come si è detto la zona dietro, denominata “massicciata”, è il cuore del muro. Infatti avrà la funzione di drenare l’acqua, resistere alle spinte e tenere fuori dal muro la terra. Per questo motivo tutti i buchi, pure quelli piccoli, vengono chiusi e saturati da piccole pietre e scagliette.

la sezione del muro
foto in sezione per vedere chiavi e “prolunghe”


Man mano che si va avanti si mette a distanza più o meno regolare una “chiave”. Un’altra regola costruttiva da rispettare è sfalsare le pietre da sotto a sopra in modo tale con una pietra sopra da bloccarne due sotto. A volte si riesce pure a bloccarne pure tre (in casi particolari). Tutto ciò serve a creare maggiore compattezza e a creare un muro unico in cui le pietre si toccano tutte tra loro in più punti possibili.

altra fase del cantiere.Il muro cresce…


Il risultato di 2 giorni di corso pratico è questo: più di un metro di muro eretto sopra le fondazioni. 

foto frontale della porzione ricostruita

E’ stata una bellissima esperienza che mi ha portato avanti nel percorso di crescita professionale. Anche sul piano umano ci siamo molto divertiti e abbiamo stretto un sacco di amicizie interessanti.

Insomma la fatica di costruire grazie a questa antica “arte” ci ha pervaso. Alla fine io e tutti i partecipanti siamo stati molto soddisfatti di ciò che abbiamo creato.

Il ringraziamento finale, da parte mia e degli altri corsisti, va ai docenti del Collettivo Mila Repa, che con molta pazienza ci hanno guidato e insegnato passo dopo passo come lavorare la pietra.

la foto finale del corso sui muretti a secco!

Se l’articolo ti è piaciuto iscriviti al blog. A breve ci sarà una seconda parte che documenterà la ricostruzione centrale e la fine del muro.

Buon olio bio a tutti! 🙂

6 opinioni riguardo a “il corso sui muretti a secco: riflessioni finali

    1. Grazie Alby, sono contento sia molto esplicativo.Lo scopo dell’articolo come del blo è diffondere utili informazioni!

  1. Grazie veramente interessante. Una curiosità, ad un certo punto scrivi che si mette una “chiave “,cioè? Potresti spiegare?

    1. Ciao Marzia, la chiav è una pietra che va dalla facciata del muro fino alla terra dietro. Deve essere una pietra unica messa ovviamente in maniera longitudinale.

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