potatura con minor costo e produttività: è possibile?

Vediamo con questo nuovo articolo come sia possibile potare bene, produrre di più e abbattere i costi.

La potatura è una delle spese più incisive tra i costi di gestione di un uliveto. E’ opportuno quindi riflettere su come effettuarla
nel minor tempo possibile abbassando i costi finali e cercando di aiutare la pianta a produrre di più.

Focalizziamoci sulla potatura di produzione che si può tenere presente anche mentre facciamo delle riforme in vecchi uliveti. Ci sono diversi fattori che vanno appieno compresi e che saranno determinanti per la produzione e per l’abbattimento delle spese.

Il primo aspetto è non creare un danno economico facendo tagli indiscriminati che elimineranno totalmente o quasi totalmente chioma e rami principali.

Abolita quindi qualsiasi tipo di capitozzatura. In questo caso, infatti andremo ad intaccare il nostro capitale ( l’uliveto ) e vedremo posticipata la raccolta a diversi anni dopo il nostro intervento.

Il primo punto su cui iniziare a intervenire sarà dotarsi di attrezzature moderne e telescopiche sia manuali che a scoppio o ad aria compressa. Questa strumentazione infatti ci permetterà di togliere quasi al 100 %i rischi di cadute da alberi e gravi infortuni che se quantificati possono portare al fallimento di un’azienda agricola o di una gestione da parte di un privato. La velocità di esecuzione ci ripagherà della spesa iniziale investita.

A questo punto nell’approcciarsi su una pianta sarà utile tenere presente alcuni aspetti utili ad una buona fruttificazione e ad una raccolta più agevole.

La pianta si inizia a potare dall’alto, luce e sole infatti arrivano da li, e il nostro obbiettivo sarà quindi contenere le parti più alte riportando il giusto equilibrio in questa pianta che ricordiamoci è basitona. Il nostro obbiettivo sarà ridurre l’altezza e far penetrare luce e sole in tutte le parti dell’ulivo.

Semaforo verde quindi a tagli di ritorno che mantengano il ruolo delle cime e permettano la loro funzione di tiralinfa. Veri e propri equilibratori e distributori di risorse tra attività vegetativa e produttiva. Rimembrando che la loro assenza obbliga la pianta ad una maggiore emissione di polloni e succhioni e tutto ciò andrà a discapito della produzione. Infatti l’ulivo spenderà risorse per ricrearsi la parte vegetativa che abbiamo erroneamente tagliato.

Esempio negativo di potatura acefala. La pianta esploderà in ricacci per ricrearsi la chioma che è stata asportata.


Le cime ci serviranno per mantenere l’ulivo all’altezza che ci interessa in modo da agevolare la raccolta e potranno essere nel tempo sostituite in base alle nostre esigenze.

Equilibrio chioma – radici : è fondamentale non squilibrare con potature drastiche ciò che la pianta si è costruita. Ricordiamoci che ogni taglio che faremo, soprattutto se grande, porterà ad un disseccamento di tutti i vasi linfatici che dalle radici portano linfa fino a questo. Fenomeni di carie e marciume del legno saranno quindi da affrontare dopo potature con tagli importanti. Un aspetto da considerare per cercare di non squilibrare sempre l’equilibrio vegetativo degli ulivi è di programmare una potatura su base pluriennale. Infatti con pulizie minime saremo sicuramente sempre produttivi non dovendo l’uliveto rinvestire risorse per ricrearsi una struttura vegetativa.

La potatura minima è l’insieme degli interventi che, tenendo conto della fisiologia dell’albero, minimizzano il fabbisogno di lavoro per ottenerne benefici economici.*Operando in questo modo avremo quindi un minor dispendio economico e manterreno la salubrità e produttività dell’albero.

Ulivo dopo una potatura minima . Si presenta ben equilibrato e con una buona vegetazione.

La gestione dei succhioni è un argomento che va sicuramente approfondito. Infatti è opportuno non considerare i succhioni come la parte negativa dell’ulivo. Infatti questi rami a legna possono essere in primis utilizzati per riempire eventuali parti vuote della pianta. E’ infatti possibile curvarli delicatamente quando sono ancora teneri spingendoli dove ci interessa.

I succhioni che non servono non dovranno essere tagliati tutti, un 40/50% può essere lasciato scegliando di mantenere quelli più corti ed eliminando invece quelli già lunghi un metro o più.

Perchè non eliminarli tutti? Il rischio è infatti di stimolare la pianta a ricacciarne ancora di più. Un altro fattore negativo da considerare è che dopo anni che questi rami a legna vengono tagliati tutti la corteccia dorsale si atrofizza con danni e problematiche che possiamo immaginare.

La chioma che dalle branche primarie arriva fino alle cime andrà gestita con tagli che vadano ad eliminare rami che si sovrappongono o vanno in competizioni in altre zone produttive. Sarà cura dell’operatore intervenire su branche secondarie laddove una di esse abbia preso il sopravvento e tenda a squilibrare la pianta verso l’alto.

Nelle parti basse , produttive e facili da raccogliere potrà essere fatta una rimonda (pulizia) se necessario.Questa consisterà nell’asportare piccoli rami o porzioni di rami che abbiano già prodotto. Si andrà a tagliare le parti più basse ed interne lasciando spazio ai nuovi rami che da sopra a cascata li andranno a sostituire.

Conclusioni finali: a fine potatura si dovrà avere la percezione di quanta chioma abbiamo tagliato. Minore sarà la percentuale di rami tagliati e maggiore sarà il potenziale produttivo della pianta.

Un bravo potatore sa che con pochi tagli riesce a potare un ulivo conservando il giusto equilibrio e rimandando al prossimo anno eventuali problemi secondari. La sua attenzione sarà sempre e comunque solo una: la maggiore produzione possibile.

Mi pare doverosa una riflessione sul metodo di potatura portato avanti dal Dott. Giorgio Pannelli. A lui va dato il merito di aver negli ultimi 15/20 anni spiegato ed edotto migliaia di persone su nozioni ed informazioni mai prima diffuse nè sperimentate.

Con la sua visione delle cime tiralinfa, della loro importanza e di come sia possibile potare da terra ha innovato una parte del settore olivicolo aumentando molto le competenze italiane. E’ giusto che ognuno di noi mantenga la propria idea su quale forma di potatura usare, ma consiglio a tutti di comprendere la sua disciplina e le idee innovative che possono essere applicate da tutti apportando benefici anche a chi non pratica il ” policonico” . Soprattutto ne beneficierà la nostra sicurezza permettendoci di lavorare più rilassati e con maggiore attenzione sull’ulivo.

Buon olio bio a tutti 🙂

Vuoi approfondire come eventuali errori durante la potatura si ripercuotano fino all’estate? Ecco l’artcolo corrispondente: http://coltivaregliuliviinmanierabiologicaenaturale.com/la-siccita-le-potature-un-rapporto-spesso-conflittuale/amp/

La siccità e le potature:un rapporto spesso conflittuale
Esempio di potatura di riforma da evitare

Fonti citate: Olivo e Olio (Potare le diverse forme di allevamento di R. Gucci) e Teatro Naturale (Regole essenziali per una potatura di produzione dell’olivo semplificata di Enrico Maria Lodolini ).

Foto ulivo di Giovanni Briasco (Imperia).

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